Oncofertilità: “Le nuove frontiere della medicina della riproduzione”.

Oncofertilità: “Le nuove frontiere della medicina della riproduzione”.

Le giovani ammalate di tumore, siano esse donne adolescenti o in età fertile, devono sapere che alla fine della chemio o radioterapia possono avere comunque un bambino e dunque una qualità di vita che non sia solo legata alla sopravvivenza alla malattia m
Oncofertilità: “Le nuove frontiere della medicina della riproduzione”. La fertilità è donna. Ciò significa che ogni donna è consapevole che durante la propria esistenza ha la possibilità di procreare. Anzi la procreazione rappresenta per la maggior parte delle donne uno degli scopi della propria vita. Cosa succede quando la “malattia” impedisce il raggiungimento di tale obiettivo?

In passato si pensava che la medicina potesse curare il “male”, non gli effetti che dallo stesso scaturivano. La fertilità della donna veniva quindi irrimediabilmente compromessa dalle terapie adottate per la cura del cancro. Le nuove frontiere della medicina stanno cercando di porre rimedio a tale problema. Le giovani ammalate di tumore, siano esse donne adolescenti o in età fertile, devono sapere che alla fine della chemio o radioterapia possono avere comunque un bambino e dunque una qualità di vita che non sia solo legata alla mera sopravvivenza alla malattia ma anche alla piena realizzazione delle propria femminilità.

Hans Christian Andersen, dell’Università di Copenaghen, per primo ha posto in essere procedure di trapianto del tessuto ovarico. Si tratta di procedure di crioconservazione di tessuto ovarico, prelevato da donne in età fertile che, ammalate di tumore, intendano preservare la propria capacità riproduttiva onde evitare che le terapie anticancro (soprattutto chemio e radioterapia) le rendano sterili. Il progetto si propone di realizzare una rete di strutture, nella Regione Campania, secondo il modello “Hub & Spokes” mutuato da quello danese, ed è coordinato dall’Università Federico II di Napoli (prof. Giuseppe De Placido) e dall’Ospedale Moscati di Avellino (dott. Cristofaro De Stefano).

Come funzionerà la rete campana?
Gli ovociti saranno raccolti anche a livello periferico con stoccaggio presso Biobanche nei due centri di riferimento (Hub). I centri periferici (Spokes) potranno effettuare anche il  prelievo ed il reimpianto del tessuto ovarico.  La tecnica prevede l’esecuzione di un intervento chirurgico a monte delle terapie adiuvanti (chemio e/o radio-terapie) atto a rimuovere un intero ovaio o parte di esso, al fine di congelare frammenti di tessuto contrassegnati dalla presenza di follicoli.

L’Ospedale Evangelico Villa Betania con il suo team di ginecologi, oncologi, senologi e psicologi si propone quale obiettivo quello di partecipare al progetto.
L’iniziativa è scientificamente valida in quanto il progetto è finalizzato alla creazione di una rete multidisciplinare di specialisti per la preservazione della fertilità di giovani pazienti che rischiano, a causa di patologie e/o terapie dannose per la funzione delle gonadi, di vedere compromessa la propria capacità riproduttiva.
Il percorso da seguire ha anche una valenza sociale in quanto vede impegnati medici di diverse branche di specialità per risolvere un problema che affligge molte donne in età fertile che si vedono spogliate della loro femminilità a causa di una “malattia” che le priva di una delle più importanti aspettative di vita: il dono di una nascita.

L’immagine è un quadro del 2015 del pittore avellinese Gennaro Vallifuoco. L’opera è titolata “Scar dream” - il sogno di una cicatrice - e raffigura una giovane donna gravida con il suo compagno che mostra la mammella con la cicatrice esito dell’intervento chirurgico subito in seguito al cancro. 

* Ginecologo

 

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