Tumori: l’importanza dell’umanizzazione

Tumori: l’importanza dell’umanizzazione

La Fondazione Evangelica Betania ha realizzato l'opuscolo “Informativa per i pazienti oncologici” con tutti gli elementi utili per affrontare i primi giorni della malattia
Tumori: l’importanza dell’umanizzazione I primi giorni dopo la diagnosi di un tumore sono i più difficili da affrontare. Si è disorientati, si cercano informazioni, un medico di riferimento. Molte persone hanno addirittura una crisi di rifiuto della malattia, la nascondono. Questa situazione ha spinto la Fondazione Evangelica Betania a realizzare l’opuscolo “Informativa per i pazienti oncologici” con tutti gli elementi utili per affrontare i primi giorni della malattia. Ne abbiamo parlato con la dott.ssa Rosa Giannatiempo, responsabile dell’Unità Operativa Semplice di Anatomia Patologica.
 
 
Domanda. Perché un opuscolo informativo destinato ai pazienti oncologici?
Risposta. Oggi ci si ammala di più, si muore di meno e si può convivere con il cancro... spesso il paziente  vive un momento di grande disagio ...è confuso non ha certezze e cerca informazioni che possano in qualche modo migliorare il suo stato psicofisico e dare serenità nell'affrontare e  capire questa  malattia: dalle terapie all’alimentazione, dagli aspetti normativi a quelli psicologici e religiosi. L’opuscolo tocca il disagio che il paziente affronta quando gli viene diagnosticato il cancro e vuole essere un aiuto a comprendere bene cosa fare e a chi rivolgersi.
 
D. Cosa si può fare per non ammalarsi di cancro?
R. Dobbiamo puntare sulla prevenzione! In cui l’informazione è fondamentale. Prevenzione non significa solo consentire a tutte le donne di fare esami diagnostici come il Pap test e le visite senologiche, ma stabilire una relazione con le pazienti e aiutarle ad affrontare la malattia. E’ una questione culturale e sociale ancor prima che medico-sanitaria. Il fattore tempo nella prevenzione è fondamentale. Per le donne, la prevenzione deve cominciare subito dopo il primo rapporto o comunque in base alle abitudini sessuali. Deve diventare prassi nella fascia d’età 25-64 anni. Nel nostro Ospedale abbiamo sempre creduto e puntato sulla promozione di una cultura della prevenzione: una realtà stratificata che affonda le radici negli anni ’70, con un ventennio di anticipo rispetto alle prime campagne pubbliche promosse all’inizio degli anni ’90. Fu il dott. Mignano, dopo aver trascorso alcune settimane in Francia, ad iniziare a fare prevenzione presso l’Ospedale Evangelico Villa Betania aprendo un Laboratorio di citologia preventiva che consentiva di fare i primi Pap test. Da questa esperienza è nato poi il laboratorio di Anatomia Patologica di cui sono responsabile.
 
D. Com’è nata l’idea di realizzare la brochure?
R. Da un’esperienza personale. Lo scorso anno, infatti, in seguito ad un controllo mi è stato diagnosticato un tumore al seno. Ho iniziato le terapie presso l’Ospedale di Salerno dove sono venuta in contatto con l’associazione “Noi donne… soprattutto” attraverso un opuscolo informativo. Vivendo la malattia ho sperimentato personalmente a cosa si va incontro e quali sono le esigenze di un paziente e da medico mi sono posta il problema di capire come aiutare chi si viene a trovare in questa situazione. Con i dottori Giuseppe Baberis, Oncologo, e Gennaro Guerra, Senologo, ma anche con il dott. Franco D’Amato e lo psicologo Antonio Maria Salzano, ci siamo iniziati a chiedere in che modo andare incontro alle nostre pazienti, e abbiamo deciso di realizzare l’opuscolo.
 
D. Qual è il primo sentimento che si prova dopo i risultati degli esami diagnostici?
R. Il disorientamento. Non si sa cosa fare e a chi rivolgersi.Ad esempio, frequentemente e senza consultare un medico, le donne, cambiano le abitudini alimentari, mangiano molta soia (ricca di fitoestrogeni), favorendo lo sviluppo dei tumori sensibili agli ormoni sessuali.
Anche nel nostro Ospedale le pazienti, quando arrivano, sono disorientate. Cercano informazioni. Una volta avuto il referto le pazienti vengono accompagnate in un percorso personalizzato.
 
D. Com’è stata accolta e perché quest’iniziativa è importante?
R. L’opuscolo ha subito riscosso il gradimento delle nostre pazienti ma anche di tanti familiari che si rivolgono a noi per consigli. Il motivo di questo lavoro è fornire un supporto informativo, un vademecum, in cui trovare tutte le informazioni utili ad affrontare la malattia, dalla descrizione della patologia e dei suoi effetti alle terapie ed in particolare la chemioterapia, dall’alimentazione agli aspetti normativi (il tumore è una malattia invalidante), al supporto psicologico e/o spirituale. Trovandosi tra le mani questo opuscolo le persone devono percepire che non sono sole. Che qui da noi vengono accolte, seguite, supportate. Il nostro approccio è l’umanizzazione dei rapporti con i pazienti. 
 
D. Quali sono le patologie per cui si rivolgono all’ospedale più frequentemente?
R. Il tumore della mammella quello della sfera genitale e del tratto gastrointestinale . Ci giungono pazienti da un territorio molto ampio ed eterogeneo, con un’elevata percentuale di persone meno abbienti, un grado di scolarizzazione molto basso e la presenza crescente di extracomunitari che comporta questioni sociali e religiose ancor prima che linguistici. Proprio per queste pazienti nel 2011 è stato istituito un ambulatorio dedicato “Prendiamoci cura di lei” con un team tutto al femminile. Le donne che si rivolgono a noi lo fanno consapevolmente, ci cercano e ci scelgono, proprio perché non si sentono sole, lasciate a se stesse. Nella nostra struttura una donna non è considerata un numero ma una persona. Il percorso parte, ovviamente, dai controlli di routine. Se c’è qualche anomalia la paziente viene indirizzata nei vari ambulatori dedicati e nel caso di diagnosi di cancro la paziente viene indirizzata e accompagnata nel percorso diagnostico-terapeutico che da tempo abbiamo istituzionalizzato


 

 

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