Il pacemaker è un apparecchio formato da un dispositivo elettronico e una batteria fusa all’interno del PM stesso, collegato al cuore attraverso uno o più fili elettrici. Viene impiantato sottocute al fine di normalizzare la frequenza del cuore quando questa è troppo bassa.
Posso fare una vita normale dopo aver messo un pacemaker?
Assolutamente sì. I pacemaker (PM) moderni non determinano limitazioni particolari nella vita quotidiana. Si tenga presente che molte informazioni diffuse su internet (ad esempio quella di non poter utilizzare i rasoi elettrici o i forni a microonde) sono “leggende metropolitane”.
In realtà, quello che si deve evitare è stazionare a lungo in presenza di campi magnetici molto intensi come, ad esempio, fermarsi all’interno di una centrale elettrica (comportamento peraltro “poco abituale”).
Ci sono esami diagnostici che non posso fare dopo aver messo in pacemaker?
L’unico esame che non dovrebbe essere eseguito dopo un impianto di pacemaker (o defibrillatore) è la risonanza magnetica nucleare. Negli ultimi anni sono però stati introdotti sul mercato dispositivi “RMN – compatibili”, che vanno programmati adeguatamente prima e dopo l’esecuzione della RMN.
Inoltre, la risonanza magnetica nucleare può essere eseguita anche in pazienti con PM non RMN – compatibili purché sia assolutamente indispensabile per chiarire una diagnosi di una patologia che potrebbe compromettere la vita del paziente. È bene comunque confrontarsi con il radiologo per sapere se sia possibile sostituire la risonanza magnetica nucleare con un altro tipo di indagine.
A quali controlli devo sottopormi dopo aver messo un impianto di pacemaker?
Dopo due/tre mesi dall’impianto verrà programmata una visita di controllo. Dopo questa prima visita le successive – salvo situazioni particolari – verranno programmate una volta l’anno.
Quanto dura un pacemaker?
Un pacemaker dura dai 4 ai 12 anni. Durate inferiori ai 4 anni, benché possibili, sono comunque rare e sono legate a un elevato consumo di energia richiesto per ottenerne il normale funzionamento.
In occasione del controllo viene segnalata la durata residua prevista della batteria.
Come si effettua la sostituzione di un pacemaker?
In anestesia locale viene incisa la pelle a livello della precedente ferita chirurgica. Si espone il vecchio pacemaker, lo si scollega dagli elettrodi e si collega un nuovo dispositivo.
Non è possibile cambiare unicamente “la batteria” perché questa è fusa all’interno del pacemaker stesso. Perché l’operazione sia completa, è necessario togliere le cicatrici che circondano pacemaker ed elettrodi e questo potrebbe causare un dolore un po’ più intenso di quello avvertito al momento del primo impianto.
La pelle sotto il pacemaker si è arrossata e dà fastidio, cosa devo fare?
Va contattato al più presto il Centro dove si eseguono abitualmente i controlli, perché questi arrossamenti potrebbero essere i primi segni di un’infezione del generatore. L’infezione del generatore (pacemaker/defibrillatore) è una condizione che merita un controllo attento. L’elettrofisiologo saprà consigliare i controlli e la terapia più opportuna.
Devo sottopormi a un intervento chirurgico e ho un pacemaker, cosa devo fare?
Deve contattare il chirurgo che la opererà. Prima dell’intervento sarà opportuno che il chirurgo si metta in contatto con il Centro dove esegue i controlli, per sapere se deve adottare precauzioni particolari. Se ha un defibrillatore, e se è possibile, è bene eseguire l’intervento chirurgico in un Ospedale attrezzato per i controlli dei pacemaker/defibrillatori perché il defibrillatore deve essere gestito in un modo più “attento” e particolare del pacemaker.
Inoltre, è opportuno che un paziente con pacemaker/defibrillatore segua una profilassi antibiotica delle infezioni prima di qualsiasi intervento.