Come l’Ospedale riparte dopo il Covid

Come l’Ospedale riparte dopo il Covid

Le azioni programmate per il 2021 per consentire il ritorno alla normalità
Come l’Ospedale riparte dopo il Covid L’emergenza sanitaria legata alla diffusione del Covid-19 ha messo a dura prova, sanitaria, organizzativa ed anche economica, il nostro l’Ospedale, che da subito si è impegnato, con tutto il suo personale in prima linea, contro il Coronavirus, tra mille difficoltà. Abbiamo fatto quello ci spettava, come ospedale classificato religioso con Pronto Soccorso, e lo abbiamo fatto con la consapevolezza di essere una struttura equipollente ad una pubblica, pur non godendo però degli stessi benefici di un ospedale pubblico. Dal mese di marzo, infatti, il nostro ospedale ha sempre risposto alle indicazioni, alle direttive e agli appelli della Regione, e abbiamo così gestito i malati Covid, ma al contempo non abbiamo mai abbandonato i malati non Covid, che sono arrivati e continuano ad arrivare al nostro Pronto Soccorso.

Questa pandemia però per noi, ha purtroppo rappresentato anche un’emergenza economica. La nostra struttura infatti pur equipollente ad una pubblica, non è però remunerata allo stesso modo. Pertanto abbiamo dovuto sopportare un costo molto alto per l’emergenza, sia per i costi diretti delle misure di contrasto e di ristrutturazione locali e sia perché, a seguito del blocco dei ricoveri ordinari imposti dalla Regione, stiamo subendo un afflusso ridotto di pazienti, e quindi minori rimborsi del SSN.  
In attesa che questa emergenza finisca e che inizi la relativa vaccinazione, dobbiamo immaginare e programmare la nuova fase della ripartenza, in cui dovremo convivere con il Covid-19 in attesa della definitiva uscita. Consapevoli però che questa emergenza ha cambiato la sanità, le nostre organizzazioni ospedaliere e forse le nostre visioni della salute e del welfare, per sempre.

Ma come ripartire? Con quali atteggiamenti, con quali idee e quali progetti, con quali risorse?
Dopo lo stress, individuale ed organizzativo, bisogna innanzitutto “ripartire” con un approccio psicologico nuovo e diverso. Non basta essere stati resistenti allo stress e al dolore, non basta neanche essere stati “resilienti “, ma occorre un nuovo approccio. Bisogna essere “antifragili”, secondo un concetto innovativo introdotto dal filosofo Taleb. L’Antifragilità non solo resiste agli shock, ma deve spingere a trarre vantaggio dagli scossoni, a migliorare e a trarre profitto dalla casualità e dalle esperienze dolorose. Per cui un   organismo o un’organizzazione diventano “antifragile” quando dal tempo, dalle perturbazioni, dagli stress, e persino dalle catastrofi possono anche guadagnarci, rafforzarsi, migliorare, evolversi.

Il nostro ospedale pertanto deve diventare, dopo il Covid, anche “antifragile” attraverso i seguenti “percorsi”:
  • Ampliare l’ospedale. Realizzare quello che è stato deciso e che durante questo anno non è stato possibile avviare. L’ampliamento è un’operazione fondamentale per aumentare le future possibilità di offerta sanitaria, per avere migliori comfort e prestazioni, per aumentare il livello della qualità e per realizzare infine anche ricavi adeguati e coerenti con le nostre esigenze.
  • Rafforzare il rapporto con la Regione. La Regione Campania deve “ristorare” i nostri sforzi, i nostri costi ed i mancati ricavi causati dal Covid. Ma se la Regione ci riconosce un ruolo e un contributo importanti ed essenziali, allora significa che per il futuro deve anche sottolineare e “sostanziare” questo nuovo ruolo di “partnership”, richiestaci durante il Covid. Quindi a parità di obblighi sanitari con le strutture pubbliche, anche parità di riconoscimenti economici  
  • Ripensare l’organizzazione e le comunicazioni interne ed esterne. Dobbiamo per questo ridefinire i rapporti di lavoro tra le diverse figure, quelli con il territorio (Asl, Ospedali, Enti, etc.), le relazioni con l’utenza (Malati, famiglie Fornitori, Associazioni, etc.) ma anche nuove modalità di coinvolgimento e di partecipazione di tutto il personale sanitario (da “eroi” a “protagonisti”), sviluppando percorsi nuovi di utilizzo delle tecnologie dell’informazione/comunicazione digitale
  • Ridefinire e innovare l’offerta sanitaria. Pur nei vincoli della programmazione regionale, dobbiamo migliorare/innovare la nostra offerta sanitaria di prestazioni e di interventi, in una logica di efficacia, efficienza e maggiore soddisfazione del paziente, anche immaginando nuovi investimenti in tecnologie mediche
  • Rivisitare i Processi. Tutti percorsi, sia quelli “diretti” diagnostici e terapeutici, che quelli “indiretti” (Acquisti, Sistemi Informativi, Servizi vari, etc…) devono essere analizzati, in una logica di miglioramento continuo
  • Sviluppare la Digital Transformation. Occorre intensificare il percorso di digitalizzazione sanitaria (Fascicolo Sanitario Elettronico, Cartella Digitale, Telemedicina, la dematerializzazione dei documenti cartacei, etc.. Inclusa la formazione degli operatori su tutte le nuove competenze, anche attraverso l’e-learning e la formazione on-demand.
  • Abbattere il Rischio Clinico. Il Covid ha posto in modo drammatico il tema della sicurezza in ospedale, sia per i pazienti che per gli operatori. In questo senso l’impegno sul Risk Management, sulla prevenzione degli infortuni e degli “avventi avversi “e sull’abbattimento del rischio clinico dovrà essere costante e crescente.

 * Direttore Generale dell'Ospedale Evangelico Betania
 

 

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