COSA ABBIAMO IMPARATO DAL COVID-19 NEL 2020

COSA ABBIAMO IMPARATO DAL COVID-19 NEL 2020

Parla il Dott. Antonio Sciambra, Direttore Sanitario dell’Ospedale
del 23 Gen 2021
COSA ABBIAMO IMPARATO DAL COVID-19 NEL 2020 Il Direttore Sanitario, Dott. Antonio Sciambra, fa un bilancio dell'impegno dell'Ospedale Evangelico Betanie e del personale del 2020, durante i difficili mesi dell'emergenza sanitaria. 
 
 
Domanda. Come il Covid ha cambiato la Sanità e l’Ospedale?
Risposta. La pandemia da Covid-19 ha segnato una svolta nella conduzione della sanità italiana sia per quanto attiene agli ospedali che alle attività del territorio ed il nostro Ospedale, così come gli altri, ha dovuto adeguare percorsi e procedure alle nuove necessità. È proprio il caso di dirlo: niente sarà più come prima. Questa esperienza ha fatto emergere, inoltre, criticità che la sanità italiana doveva affrontare da anni, forse da decenni, dalla gestione delle emergenze infettivologiche, alla carenza di medici e infermieri, alla formazione dei giovani medici, ma ci ha resi anche tutti più forti, più coesi.
 
D. Dal 16 novembre l’Ospedale è entrato a far parte della rete regionale Covid. Cosa ha significato per voi e cosa significa per il futuro?
R. Essere chiamati dalla Regione Campania a far parte della rete di ospedali Covid  è stato per noi  un segnale importante, il riconoscimento del ruolo della nostra struttura nelle rete regionale per fronteggiare l’emergenza ed allo stesso tempo un’attestazione verso il lavoro svolto nei mesi precedenti, quelli del primo lockdown per intenderci, ma anche del ruolo strategico sul territorio, che è complementare a quello dell’Ospedale del Mare con cui si è creata una stretta e proficua collaborazione e sinergia. Dall’inizio di novembre, su indicazione della Regione Campania, abbiamo iniziato a rimodulare due piani della struttura per dedicarli ad ospitare i pazienti positivi al Covid-19. I reparti di isolamento Covid hanno iniziato a funzionare il 16 novembre rendendo disponibili 54 posti letto, praticamente un terzo dell’ospedale, all’emergenza sanitaria. Complessivamente abbiamo ospitato oltre 100 pazienti Covid tra bassa e media intensità. Malgrado il notevole calo di contagi registrato ad inizio dicembre nella nostra Regione, calo che ha determinato il blocco dei trasferimenti dagli ospedali pubblici verso le strutture private che si erano rese disponibili a ricoverare pazienti Covid, l’Ospedale Betania  ha continuato a ricoverare pazienti Covid positivi afferiti al Pronto Soccorso per le più disparate patologie; ad oggi, sono ricoverati presso di noi 41 pazienti Covid giunti con sintomi respiratori o perché affetti da Covid e da altre patologie Ortopediche, Chirurgiche od  Ostetriche; da notare che presso la nostra Unità di Ostetricia sono stati effettuati 50 parti da donne Covid positive e che sono stati assistiti presso la Patologia Neonatale 3 neonati anch’essi positivi.
 
D. Vogliamo provare a ripercorrere le tappe principali di questa esperienza?
R. Ai primi segnali dell’emergenza sanitaria, ancor prima della decisione del Governo di dichiarare lo stato di emergenza e decidere il primo lockdown, abbiamo predisposto una procedura per l’accesso in ospedale che ci ha evitato il peggio. I mesi di marzo e aprile sono stati veramente difficili per la nostra struttura e per ognuno di noi. Abbiamo dovuto sospendere l’attività d’elezione e gli ambulatori per la prima volta nella storia dell’ospedale, dall’inaugurazione nel lontano 1968. Anche durante la prima emergenza abbiamo messo a disposizione della Regione Campania una parte della nostra struttura, dedicando alcuni spazi separati dal resto dell’ospedale al trattamento dei pazienti Covid. Eccezionale è stato l’impegno del Pronto Soccorso che ha dovuto affrontare l’ondata di pazienti positivi differenziando  i percorsi da quelli no-Covid grazie alla acquisizione di nuovi spazi sottratti al settore ambulatori ed alla creazione di percorsi separati e stanze di isolamento munite di postazioni di monitoraggio e telecamere.
Ancora prima del secondo lockdown, anche in base ai dati epidemiologici dei nostri pazienti e di quelli che si presentavano al Pronto Soccorso, abbiamo percepito che stavamo andando incontro ad una seconda ondata. E cosi a partire dal 15 ottobre, registrato un aumento considerevole dei contagi da Covid-19 abbiamo deciso di limitare l’accesso in ospedale ai soli pazienti e al personale nonché di sospendere le attività del bar interno e del servizio di Cappellania, allo scopo di garantire la massima sicurezza del personale e dei pazienti. Le nuove misure anti-Covid sono state decise per ridurre al minimo le fonti di contagio. Le iniziative previste dalla normativa e quelle messe in campo dal nostro Ospedale, come la sanificazione continua degli ambienti di lavoro e comuni, l’effettuazione di tamponi rapidi per malati e per dipendenti, la riorganizzazione del triage all’ingresso, la messa in opera di due Termoscanner all’ingresso, i dispositivi di protezione individuale indossati da tutti i dipendenti, il contingentamento dei flussi di accesso in funzione antiassembramento,  ci hanno consentito di limitare i contagi e di assistere al meglio i pazienti.

D. Può riassumere l’esperienza del Covid-19 in una parola?
R. Resilienza. Cioè la capacità di affrontare un evento traumatico, un’emergenza, uscendone più forti, e soprattutto più preparati. Mi sento in dovere di ringraziare tutto il personale, anche quello amministrativo, che ci ha consentito di superare senza problemi la prima fase della pandemia, riprendere le attività in sicurezza e affrontare, non senza qualche difficoltà, in maniera professionale anche la seconda fase, tutt’ora in corso. Il 20 luglio abbiamo riaperto tutti gli ambulatori consentendo all’ospedale di tornare operativo al 100%. La riapertura degli ambulatori esterni in totale sicurezza di fatto ha ripristinato tutte le funzioni assistenziali che caratterizzano il nostro ospedale, che, è bene ricordarlo, non solo non ha mai smesso di funzionare durante tutta l’emergenza, ma si è distinto per non aver avuto contagi tra i dipendenti nella prima fase.
  
D. Da infettivologo, che idea si è fatto del Covid? Secondo lei l’emergenza è stata affrontata nel modo corretto?
R. A mio avviso si poteva fare di più. La nostra sanità e molti ospedali si sono trovati impreparati ad affrontare il contagio. C’era e c’è ancora bisogno di investimenti importanti sia nelle strutture pubbliche che in quelle classificate, come la nostra, per adeguare il Sistema Sanitario Nazionale, di cui siamo parte integrante, alle esigenze nuove emerse con questa pandemia. Senza dubbio c’è la necessità di rafforzare la collaborazione tra ospedali e la rete dei Medici di Medicina Generale  così come bisogna lavorare a potenziare il sistema delle terapie intensive, che hanno rappresentato il vero vulnus in questi mesi, ed anche a ristrutturare gli ospedali tenendo conto della necessità di poter disporre di percorsi separati e settori d’isolamento in caso di sospetto di malattie contagiose o di vere e proprie epidemie. Dalla pandemia viene un messaggio molto forte anche sulla prevenzione, troppo spesso sottovalutata nel nostro Paese. Per il futuro, invece, dobbiamo lavorare tutti assieme, pubblico e privato, sulla digitalizzazione e la telemedicina. Quest’ultimo aspetto è stato molto curato presso il nostro Ospedale durante questi ultimi mesi: tutte le camere di degenza sono state munite di telecamere con monitoraggio centralizzato nelle medicherie e si è fortemente implementato l’uso di sistemi di monitoraggio in remoto dei pazienti allettati e non; molte attività  ambulatoriali sono state supportate dando un notevole impulso all’utilizzo di contatti via mail o messaggistica telefonica, le certificazioni e le copie conformi di cartelle cliniche sono state  recapitate al domicilio per limitare l’accesso dell’utenza per pratiche amministrative. Ritengo che tali modalità continueranno ad essere utilizzate anche quando la pandemia sarà solo un ricordo; tutto quello che è stato realizzato per rispondere alle necessità dettate dalla pandemia resterà ancora e costituirà un ulteriore modo per poter essere vicini ai nostri pazienti e poter offrire loro una tutela ed un servizio al passo con i tempi.
 

 

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