L’Ospedale Betania punto di riferimento per i “Corridoi umanitari”

L’Ospedale Betania punto di riferimento per i “Corridoi umanitari”

Venerdì 16 giugno la nostra struttura ha accolto e fornito l’assistenza sanitaria ad una profuga siriana, la signora Awatef, nell’ambito del progetto “Città rifugio”.
L’Ospedale Betania punto di riferimento per i “Corridoi umanitari” Continua il supporto sanitario-solidale dell'Ospedale Evangelico Betania nei confronti dei migranti in condizioni di vulnerabilità. Venerdì 16 giugno la nostra struttura ha accolto e assistito la signora Awatef, profuga siriana. La sua famiglia, giunta dalla Siria in Italia attraverso i Corridoi Umanitari, è stata accolta e assistita nell’ambito del progetto “Città rifugio”, il sistema di accoglienza integrata, che vede coinvolti il Comune di Napoli, l’università Federico II, l’università L’Orientale, la Comunità di Sant’Egidio, la Fondazione Evangelica Betania, la Fondazione Santobono, l’azienda AORN ed il coordinamento della Chiesa Cristiana del Vomero e della Chiesa Evangelica Metodista di Napoli. Nella nostra città, infatti, le chiese evangeliche locali e l'Ospedale Evangelico Betania attuano un lavoro capillare nell'accoglienza dei profughi in condizione di vulnerabilità.
 
"Da anni la Fondazione Evangelica Betania ha potenziato l'area dell'Ospedale Solidale con percorsi gratuiti destinati a pazienti, italiani e stranieri, che versano in particolari condizioni di disagio. In questa esperienza si inserisce la collaborazione con la FCEI (Federazione delle Chiese Evangeliche in Italia) nell’ambito del progetto "Corridoi Umanitari" – racconta Emanuela Riccio, mediatrice culturale e referente delle attività solidali della Fondazione – “Al momento la Fondazione Santobono mette a disposizione l’alloggio per la famiglia di Awatef e le cure pediatriche per la sua nipotina, mentre la CSD (Commissione Sinodale per la Diaconia) si occupa del sostentamento economico e materiale e del servizio di mediazione culturale”

Il progetto "Corridoi Umanitari", primo di questo genere in Italia, frutto di una collaborazione ecumenica fra cristiani cattolici e protestanti: Comunità di Sant’Egidio e Federazione delle Chiese evangeliche, che hanno scelto di unire le loro forze per un progetto di alto profilo umanitario.
 
Il progetto ha come principale obiettivo la possibilità per le persone in “condizioni di vulnerabilità” (ad esempio, vittime di persecuzioni, torture e violenze, famiglie con bambini, anziani, malati, persone con disabilità) di un ingresso legale sul territorio italiano con visto umanitario e la possibilità di presentare successivamente domanda di asilo.
 
Una volta arrivati in Italia i profughi non solo sono accolti ma viene loro offerta un’integrazione nel tessuto sociale e culturale italiano, attraverso l’apprendimento della lingua italiana, la scolarizzazione dei minori e altre iniziative. In questa prospettiva viene loro consegnata una copia della Costituzione italiana tradotta nella loro lingua.
 
Per tutti questi motivi i Corridoi umanitari si propongono come un modello replicabile dagli Stati dell’area Schengen e non solo dalle associazioni o da privati.
L'Ospedale continuerà ad offrire le sue prestazioni specialistiche ai profughi che giungeranno a Napoli, come è accaduto oggi con l'assistenza sanitaria dedicata alla signora Awatef.

 

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